pagina iniziale

casa notizie su xmachina suonatori musica xmachina appuntamenti recensioni contattare xmachina avulso xmachina su MySpace

In questa pagina sono riportate alcune recensioni relative al CD Di cose di noi, pubblicate sulla rete e su alcune riviste specializzate. Non abbiamo invece alcuna recensione relativa ai CD successivi, probabilmente anche perché non ci siamo dati un gran che da fare in materia di promozione.

Carlo Crudele creatore e direttore di MusicBoom - il webmagazine indipendente di musica a 360°gradi.
Lino Terlati collaboratore di Ciao 2001, Rockit, Scanner, Snort, Viceversa, Suburbia e altre riviste specializzate (pubblicate su carta o su Internet).
Leonardo
Di Vincenzo
creatore e direttore di En-Tso on The Rock - Il pianeta musicale dall'heavy metal al jazz.
Giancarlo Passarella redattore di www.fanzine.net e www.musicalnews.com


Xmachina - Di Cose Di Noi: viaggio nel presente

Se è difficile etichettare il genere musicale degli Xmachina - ci si muove tra jazz, pop e più di una spruzzata di musica cantautorale - certo non è un’impresa definire la “direzione temporale” della loro musica: gli Xmachina non vanno da nessuna parte. E se la considerate una critica sbagliate di grosso: con tutti questi “generi del nuovo millennio”, è un lusso permettersi di stupire senza dover ricorrere a schemi forzatamente futuristici, o futuribili… e riuscirci.

Quintetto veneto bravo e musicalmente “maturo”, gli Xmachina usano i testi mai banali di Roberto Tossani e la bella voce di Maria Elena Carinato per esprimere i mille volti della città di oggi, con i suoi sogni di cemento, le sue surreali favole di elettrodomestici, i soffusi rituali agrodolci dei suoi abitanti. Enzo Pasqualin (clarinetto e fisarmonica), Luigi Fantuzzi (chitarre), Renato e Marco Romagnoli (rispettivamente tastiere e batteria) calibrano momenti di frenesia jazzata (I Conti Del Blu) e splendidi passaggi intimistici (Caionno, Non Per Amore), facendo brillare uno ad uno tutte le loro virtù di ottimi musicisti in soli intelligenti e ben dosati; e se lo starter Favola D’Ottobre non è proprio originalissimo (ma non è all’originalità “ad ogni costo” che si punta in Di Cose Di Noi), gli altri sette brani sono degni del massimo rispetto anche in fatto di composizione.

Un album perfetto, quindi? Beh, forse una maggiore pulizia sonora in alcuni passaggi non sarebbe sgradita, date le trame misurate e raccolte create dagli Xmachina, ma questi sono peccati davvero veniali per un album come questo, sempre godibile e sovente brillante.

Carlo Crudele - maggio 1999    ritorno all'indice


XMACHINA - Di cose di noi

A pochi mesi di distanza dalla pubblicazione del bellissimo album "Dal diario di un soffiatore di vetro" dei Le Masque, ecco un altro prodotto che s'inserisce in quello stesso filone di musica introspettiva con toni malinconici, jazzati, crepuscolari.

A differenza dei Le Masque, gli XMachina sono degli esordienti. Band non proprio rock, ma con una grande ispirazione e una notevole proposta. "Di cose di noi" racconta i drammi quotidiani dell'uomo comune, attraverso una struttura strumentale che pare collegarsi a tutti i brani con un filo sottile; canzoni che richiamano il jazz scarno ed acustico con qualche inflessione alla Paolo Conte, che pero' si tingono di toni ad acquerello anche grazie alla voce della cantante Maria Elena Carinato.

Gli XMachina sono un quintetto di Valdobbiadene (TV) composto appunto da Maria Elena Carinato alla voce, Enzo Pasqualin clarinetto e fisarmonica, Luigi Fantuzzi chitarra, Renato Romagnoli tastiere, Marco Romagnoli batteria; da notare l'assenza del basso. Gli XMachina sono dei musicisti già navigati, avendo suonato assieme per quasi vent'anni, ma soltanto ora arrivati al debutto, che proprio debutto non è.

Il disco ha davvero uno spessore artistico indiscutibile, superiore a molte nuove bands. Tutti gli interventi, specialmente quelli strumentali, godono di grande equilibrio, risultato della perfetta armonia che c'è all'interno del gruppo, e a parte qualche accidentale influenza il gruppo ha attinto dalla propria fonte, evidenziando la loro grandezza a livello compositivo. Un ensemble che improvvisa poco ma che è costantemente alla ricerca, soprattutto con quei suoni di tastiera, così sognanti poi terreni ed infine evanescenti.

I brani sono tutti meravigliosi, e non sto esagerando, ascoltare per credere, tutti superano i 5 minuti di durata. Aria in, Favola d'ottobre, Di cose di noi, Caionno, Non per amore, Lettere, Il candelabro tutti su un livello alto, ma di una spanna ancora superiore l'entusiasmante title-track Di cose di noi, forse il momento più elevato di questo disco, con quelle tastiere sfuggevoli. Caionno è una traccia strumentale, l'unica che cede a qualche improvvisazione, ma che ci riporta mentalmente a quelle vecchie soffitte abbandonate, impolverate dove si trovano piccoli oggetti di uso quotidiano; meraviglioso, naturalmente dal mio punto di vista mentale.

Di cose di noi, ideale colonna sonora per films di Claude Lelouch, ma anche di Visconti. Musica elegante che nasce dallo stare insieme e maturata negli anni attraverso questo film che è la vita. Un frutto raro da raccogliere adesso, perché potrebbe non nascere più.

Lino Terlati - marzo 1999    ritorno all'indice


Un flusso di emozioni:
questa è la concezione della musica per XMACHINA

Formazione veneta con ventennale esperienza di serate dal vivo, dalla vivace sonorità che ben si attaglia al nome che si è dato, ha voluto riassumere tutto il suo particolarissimo passato in questo disco stranamente denominato: "Di cose, di noi".

Ne è nata una realizzazione piacevole, con una musica dolce e soave, che trascina e prende l'animo per condurlo in visioni oniriche, tali da sdoppiare il pensiero da esso e portarlo in volo, lontano.

Non è una musica ripetitiva, tutt'altro; con le sue innumerevoli improvvisazioni dai tipici influssi jazzistici, dà spazio alla preziosa voce di Maria Elena condita da un ritmo sempre brioso, con arrangiamenti ricchi, mai ampollosi, e senza accompagnamento del basso, brillantemente sostituito da un "coro" di chitarre e dalla batteria che più che ribaltare le percussioni sembra cantare.

Brani da non perdere sono "Aria in", in cui c'è la "summa" delle emozioni che suscita la loro musica, "Favola d'ottobre", per l'ottima fusione del trio voce - chitarra - clarinetto, e, infine, "Di Cose di noi", da cui il titolo del disco, con un testo simpatico, accattivante, deliziosa metafora della nostra vita.

XMACHINA: un bel jazz da assaporare fino all'ultima nota.

Leonardo Di Vincenzo - luglio 1999    ritorno all'indice


XMACHINA, musica universale per sensazioni soft

foto dell'articolo La foto sorridente di Maria Elena che vedete e' la sintesi del loro progetto musicale, nato per gioco quasi 20 anni fa in provincia di Treviso: due anni fa esce il loro primo cd DI COSE DI NOI, produzione intelligente ed assai soft che racchiude proprio le passioni assai variegate ed eterogenee, ovviamente evolutesi più volte, sia per i cambi di formazione del gruppo, sia per l'impostazione strumentale.

Alla fine degli anni '70 componevano canzoni, mentre con il passare del tempo e la maturità acquisita, ad essere composte sono state delle ballad con l'incedere prog di quel periodo con melodie del canto in qualche misura elaborate, un po' a cavallo fra una melodia da cantare ed una da suonare: le 8 tracce del loro cd infatti durano dai 4 agli 8 minuti!

Scoprire perché il cinico s'avvede dei pericoli del bosco, significa riuscire a comprendere la filosofia creativa dei loro testi, seguendo quell'immagine di Chantal, eroina semplice e discreta che però si perde quando incontra gli occhi chiari del lavello!

Non e' semplicistico dire che la musica di XMACHINA non è facilmente classificabile in un genere ben preciso: non e' una frase fatta, ma una constatazione, visto che e' lampante che facciano da 4 lustri quello che ci piace, senza mai decidere a priori l'impronta da dare ad un brano o ad una canzone, visto che queste escono così come le sentono dentro! Il booklet interno al cd DI COSE DI NOI e' realizzato su questa tematica e le foto degli XMACHINA in studio sono realizzate in un ottimo bianco e nero, con i ritratti dei singoli in pose tese (per via dello strumento che stanno suonando) ma con un feeling universale a tinte pastello.

"Le impronte ritmiche non scontate (i tempi dispari soprattutto) ci hanno sempre affascinato; abbiamo cercato da un lato di non rinunciarvi e dall'altro di non scivolare in un tecnicismo che, pur essendo di per sé affascinante e sempre degno di ammirazione, rischia spesso di penalizzare l'energia emotiva che la musica è capace di trasmettere."

Quale commento vi può essere per una linearità del genere? Quale critico può ardire ed affermare pomposamente il contrario?

"Abbiamo sempre ammirato i brani musicali che riescono a combinare in felice misura emozione e tecnica, rivelando magari tessiture e soluzioni di arrangiamento anche ardite, che spesso al primo ascolto non si avvertono o almeno non si avvertono consapevolmente; personalmente credo che simili brani abbiano qualcosa di speciale, che li rende capaci di mantenere il proprio fascino nel tempo." Sapere che in questi giorni stanno realizzando il loro secondo cd ci mette in fibrillazione: si tratta di una nuova raccolta (pescando tra le mille produzioni di questi 20 anni) oppure DI COSE DI NOI e' un cd importante ma già lontano dalle alchimie compositive più recenti?

Saranno le suite a prendere definitivamente il posto delle canzoni strofa-ritornello oppure hanno incontrato in studio un produttore artistico che ha fatto sentire la sua mano?

Giancarlo Passarella - marzo 2000    ritorno all'indice


Con l'ambizione di dare un piccolo contributo al mondo di sensazioni che lega l'uomo alla musica.